Tempo Ordinario

giovedì 15 novembre 2007

Le altre chiese

S. LEONE
La chiesetta è inglobata nel vecchio cimitero costruito nel 1880 attorno ad essa.

Le prime documentazioni scritte sulla costruzione risalgono al '200 e si tratta di due atti: il primo è del 1218 ed è la conferma del possesso dei beni del Monastero di S. Paolo, firmata da Papa Onoro III: tra i beni citati c'è anche: "EccJesiam Sanctì Leonis de Liprignano, cum suis pertinentis": (la chiesa di S. Leone da Leprignano con i suoi annessi). Il secondo documento è del 1259 ed è un atto giuridico in cui viene citato come testimone un "Presbiter Cinctius Sancti Leonis de Liprignano".
Iconostasi (VIII sec. d.C.)

Queste documentazioni, pur essendo le più antiche, non sono però sufficienti a darci la data della costruzione dell'edificio, che risale certamente a un periodo precedente.

La dedica a S. Leone si riferisce a S. Leone Magno, il papa che nel V sec. fermò l'invasione di Attila e dei suoi Unni, contro Roma.
L'edificio probabilmente sorse su un precedente impianto, forse un tempio, di epoca romana, come accade per le più antiche chiese medioevali.
L'aspetto attuale delta chiesa è dovuto ai recenti restauri che hanno ripristinato l'aspetto originale, demolendo la sacrestia, che era stata ricavata all'interno.
La chiesa ha sulla facciata una porta rettangolare, con una cornice di pietra bianca del luogo, lavorata con fregi a croce greca in rilievo.
Sulle pareti laterali si notano alcune finestre a arco rotondo con transenne sempre in pietra locale. Nella parete posteriore, si nota un'abside costruita con tufetti del XIII secolo con una cornice con numerosi pezzi di marmo evidentemente riusati.
La costruzione ha due navate divise da arcate di larghezza diversa. Tutti gli elementi sono originali ad eccezione della navata sinistra che franò per cedimento del terreno e fu ricostruita nel sec. V quando furono eseguiti anche gli affreschi.
Alcuni elementi, come le transenne traforate delle finestre, senza incassi per i vetri e il riuso, per la costruzione dell'abside, di materiale sicuramente tardo-romano e i motivi della cornice della porta, fanno attribuire la costruzione della chiesetta all'VIII-IX sec. d.C.
Con la costruzione del cimitero, il livello del terreno fu abbassato, per cui vennero portate alla luce le fondazioni della chiesa e si dovette costruire una scala per accedere all'edificio. Nel blocco di fondazione, che fu portato alla luce, furono ricavati degli ambienti usati come ossuario.

La chiesa, oltre ad avere la particolarità - cosa rara e singolare - di essere divisa in due navate, ha all'interno un recinto presbiterale (iconostasi) che taglia trasversalmente tutta la navata con l'abside.
Questo è uno dei pochissimi esempi di iconostasi dei primi secoli del Medioevo, rimasta intatta e nel luogo originale.
Essa è composta di due pilastrini quadrati, posti all'estremità, scolpiti su tre facce e altri due intermedi più bassi, di forma ottagonale. I quattro pilastrini sono uniti da un architrave che al centro s'incurva per formare un'arcatella. Le parti laterali sono nella metà inferiore chiuse da lastre marmoree (plutei) decorate. Nella parte superiore sono state aggiunte delle colonnine a doppio fuso rovescio, durante i restauri rinascimentali che un'iscrizione ci permette di datare al 1520. Questi restauri si resero necessari per un cedimento delle fondazioni.
Nelle lastre di chiusura si notano alcune discordanze e differenze di misure ma tutta l'opera è sicuramente omogenea e contemporanea, e queste variazioni non sono dovute a restauri come invece verrebbe fatto di pensare.
L'iconostasi presenta un particolare architettonico assai interessante: la fusione dell'elemento a cancellata, derivante dalla recinzione, usata fin dall'epoca romana e alta solo un metro (in legno o un semplice muretto a trafori), usata nelle case e negli edifici pubblici per isolare la zona dedicata agli dei, e la trabeazione, sostenuta da pilastri o colonne, con l'archetto a sesto rialzato; sono tipici elementi questi, del cerimoniale imperiale, assunti poi nell'apparato della liturgia trionfale della Chiesa del IV-V sec. d.C.
L'iconostasi è tutta lavorata a bassorilievo: il motivo fondamentale è la treccia, usata in varie figure geometriche. I plutei presentano tre diverse decorazioni: intrecci a tondi ed asta; quadrati contenenti grappoli, fioroni; intrecci e tondi con fioroni, croci, dischi, foglie e uccelli.
Anche lungo la trabeazione, l'archetto e i pilastri, si snoda la decorazione a tondi con fioroni e grappoli.
Il tema iconografico della trabeazione con archetto sottolineava l'alta dignità imperiale: lo si trova nel palazzo di Diocleziano a Spalato e a Costantinopoli. In ambiente basilicale lo si trova diffuso in Oriente già dal V-VI sec. d.C.
Il recinto di Capena, però, ha un rapporto più diretto con Roma: con alcuni frammenti di un setto presbiteriale appartenenti alla Basilica Vaticana, del cui arco però, se ne conosce l'esistenza tramite delle fonti storiche che lo ricordano.
Per quanto riguarda la decorazione, molto diffusa nell'VIII-IX sec. d.C., il confronto più significativo lo si ha con i frammenti marmorei del Monastero del Monte Soratte.
Forse questa coincidenza è dovuta ad un momento storico assai importante avvenuto nel territorio Collinense, che contribuì a fare affluire nella zona maestranze rinomate, arricchendole con opere d'arte; quando Papa Zaccaria, destinò Carlomanno, il figlio del potente Carlo Martello, al romitorio del Monte Soratte.

Nella chiesa si possono ancora ammirare numerosi affreschi. Quelli nella zona absidata sono i più antichi: alcuni, come i frammenti nella parete attigua all'ingresso e una figura dell'abside risalgono addirittura al 1000. Gli altri furono eseguiti forse nella stessa epoca, ma ciò che oggi vediamo è il risultato di restauri eseguiti nel primo Rinascimento.



Particolare dell'Annunciazione I dipinti della volta dell'abside sono sormontati da una cornice con motivi a trecce e al centro dall'Agnus Dei.
I personaggi rappresentati sono: al centro il Redentore Benedicente, con un'iconografia molto arcaica. Alla sua destra ci sono S. Paolo e S. Scolastica, alla sua sinistra, S. Pietro e S. Leone Magno.
Ai lati della volta ci sono due scene sacre: a sinistra un'Annunciazione, a destra due Santi di cui non è certa l'identificazione.
Sotto la volta, ai fianchi della finestrella dell'abside, in quattro riquadri metopali, divisi tra loro dalla stessa cornice a intreccio, si notano da sinistra S. Giovanni Battista; una Santa recante un'ampolla e un rotolo di bende: forse è la Maddalena; a destra, subito dopo la finestra, ci sono S. Luca e l'Arcangelo S. Michele.

Ai lati delle quattro metope, in altri riquadri, si ammirano a sinistra S. Liberato - come avverte l'epigrafe sottostante - e, in una posizione più in basso rispetto al primo, il dipinto datato al X sec., di una donna, forse un'imperatrice bizantina, considerata Santa.
A destra, ci sono un G. Giuliano molto rovinato e una Madonna che allatta il Bambino.
All'entrata, sempre nella stanza absidata, si notano alcuni frammenti di dipinti del X sec. d.C.: il primo raffigurante una Madonna con Bambino, e l'altro un motivo geometrico.
Nell'altra navata, c'è un affresco che occupa tutta una parete ed ha al centro la Vergine con il Bambino: alla sua estrema destra, ormai quasi cancellato, c'è un personaggio che recava un giglio: torse San Giuseppe, poi si nota benissimo S. Paolo.
A sinistra S. Leone e un altro personaggio in veste ecclesiastica non identificabile.
Tutto il complesso degli affreschi fu commissionato da una certa Suffia, come attesta un'iscrizione posta nella volta dell'abside ai piedi del Redentore, con caratteri del XIV sec.: "Queste peture a facte fare Suffia".



S. ANTONIO
È dedicata a S. Antonio Abate, uno dei santi più popolari dell'antichità, fondatore dell'Ascetismo.

Si trova al centro del paese, posta in alto su una piattaforma, alla quale si accede tramite due scalinate laterali perfettamente simmetriche, al centro delle quali - in una nicchia - è conservata la testa marmorea di un leone risalente al periodo romano.
Ai piedi delle scalinate, ci sono quattro colonne marmoree: sulla colonna più in basso, a destra, è ancora conservata un'antica catena: la tradizione vuole che questa catena delimitasse la zona franca: chiunque la oltrepassava e si rifugiava all'interno del complesso godeva dell'immunità giuridica.
Dagli anni '50, la chiesa non è più adibita al culto.
La costruzione risale agli inizi del XVIII sec. La facciata ha un timpano con lesene laterali di stucco che terminano con capitelli corinzi.
Anche il portale è a timpano con stucchi. Sopra il portale c'è un'apertura rotonda e sulla sommità del timpano ci sono tre monti raggruppati e sormontati da una croce di ferro. È lo stemma della Congregazione Cassinese.
Leone millenario

Sulla parete destra che si affaccia sul paese, c'è una meridiana, come era consuetudine in gran parte delle chiese dell'epoca. Sopra la meridiana c'è una piccola poesia con la data del 1834: "Ritorna il sole fra l'ombra smarrita, ma non ritorna più l'età fiodta". A.D. MDCCCXXXIV.
L'interno, ad aula, è semplice e spoglio e ormai privo di ornamenti. Restano solo l'affresco nell'abside che rappresenta il Creatore con i quattro Evangelisti.



S. MARIA DELLE GRAZIE
La chiesa, decentrata rispetto al paese, è dedicata all'Assunta, ma, grazie anche ai numerosi miracoli attribuitigli, di cui alle pareti sono conservati i numerosi ex-voto, è comunemente chiamata Madonna delle Grazie.
Fu costruita agli inizi del XVIII sec., come informa la lapide posta all'interno, sull'ingresso, ma forse su un impianto più antico.
La facciata è molto semplice e lineare e ha un timpano con due finestrelle laterali, quasi a piano terra.
Successivamente fu aggiunto il piccolo pronao davanti.
Al centro del timpano, è inserita nella muratura una mattonella in ceramica raffigurante una Madonna con Bambino, dell'800, di produzione locale.
L'interno, ad aula, ha ai due lati altari con decorazioni a stucchi policromi e marmo: sul lato destro, su l'unico altare costruito in una nicchia a forma di croce, era custodito un prezioso crocefisso ligneo, che è stato recentemente trafugato.
Tutta la chiesa è affrescata e i dipinti furono eseguiti ai primi del '900 da Costantini e Carosi.
Sull'altare c'è un'edicola con stucchi di angeli e raggi dipinti.


Interno con i due baldacchini All'interno si possono ammirare due splendidi baldacchini, costruiti nel '700 in legno rivestito d'oro zecchino. Uno è di stile barocco e vi si ammirava l'immagine di una Madonna dipinta su tavola, di probabile Scuola Senese, purtroppo anch'essa trafugata pochi anni fa, e sostituita ora da un altro dipinto su tavola, molto fedele all'iconografia della Madonna originale. L'altro baldacchino, in cui è contenuta la copia del S. Salvatore, imita in piccolo quello in pietra di Arnolfo di Cambio che si trova nella basilica di San Paolo fuori le mura a Roma di puro stile gotico, realizzato da Camponesi.



S. MARCO EVANGELISTA

La piccola cappella si trova fuori dal paese ed è meta di una suggestiva processione il 25 Aprile.
Fu costruita nel 1882, come ricorda la lapide posta all'interno. È in puro stile neoclassicista con la facciata spoglia ed un piccolo timpano sormontato da una croce.
È sormontata da una singolare cupoletta ellissoide, assomiglia infatti ad un guscio d'uovo, che è forse il risultato di un'influenza dello stile floreale.
L'interno è privo di decorazioni e non ha elementi di rilievo.

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